{"id":5950,"date":"2020-11-04T13:38:29","date_gmt":"2020-11-04T12:38:29","guid":{"rendered":"http:\/\/museipiemonte.cultura.gov.it\/?page_id=5950"},"modified":"2020-11-04T13:38:29","modified_gmt":"2020-11-04T12:38:29","slug":"scopri-la-direzione-regionale-musei-piemonte","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/museipiemonte.cultura.gov.it\/index.php\/musei-e-luoghi-della-cultura\/scopri-la-direzione-regionale-musei-piemonte\/","title":{"rendered":"Scopri la Direzione regionale Musei Piemonte"},"content":{"rendered":"<p><strong>Il Medioevo nel nostro patrimonio<\/strong><\/p>\n<p>Torri, castelli e abbazie restituiscono l\u2019immagine di un Piemonte medievale attento agli orizzonti artistici e culturali d\u2019Oltralpe, ma anche capace di elaborazioni autonome destinate a fare scuola. La struttura architettonica trecentesca del Castello di Serralunga d\u2019Alba, propria di un <em>donjon<\/em>\u00a0francese perfettamente conservato, rappresenta un modello unico non solo in Piemonte, ma in tutta Italia. Le torri cilindriche presenti sulla facciata di Mezzogiorno del castello di Moncalieri, antica \u201cporta\u201d di Torino sulla via di Asti, raffigurano l\u2019ultima testimonianza dell\u2019impianto medioevale, prima della trasformazione seicentesca. L\u2019antica struttura fortificata dei Castelli di Racconigi e Agli\u00e8 fu\u00a0trasformata a partire dal XVII secolo per dar luogo a residenze di piacere e villeggiatura. L\u2019antico Castello di Gavi, documentato poco prima dell&#8217;anno 1000,\u00a0 venne\u00a0trasformato e ampliato tra il XVI e il XVII secolo, assumendo l\u2019aspetto di una moderna fortezza. La Canonica di Santa Maria di Vezzolano, realizzata nella seconda met\u00e0 del XII secolo,\u00a0presenta ancora oggi\u00a0una facciata adorna di sculture di connotazione transalpina, e contiene al suo interno importanti opere d\u2019arte medioevale ed un prezioso e raro pontile (o <em>jub\u00e9<\/em>) decorato da sculture policrome. I mosaici della pavimentazione dell\u2019antica Abbazia di Fruttuaria, di matrice benedettina, databili fra i secoli XI e XII, risultano tra i pi\u00f9 antichi presenti in Piemonte, con figurazioni\u00a0zoomorfe e motivi ornamentali\u00a0di gusto mediorientale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La dimensione <em>green<\/em> nel nostro patrimonio: giardini e parchi storici<\/strong><\/p>\n<p>Nati per usi diversi, parchi e giardini arricchivano i palazzi signorili di citt\u00e0 e di campagna. Le residenze della Direzione regionale Musei Piemonte offrono diversi e rilevanti esempi di questi luoghi di loisir, concepiti per attivit\u00e0 di svago e divertimento, tra cui i giardini di Villa della Regina, dimora per le regine sabaude nata come sontuosa residenza di campagna caratterizzata dai vigneti, presenti ancora oggi grazie al reimpianto di una vite da cui si produce vino Freisa. Il Parco del Castello di Racconigi, con le sue vaste estensioni di terreno, costituiva una delle aree di caccia di casa Savoia, mentre il Parco del Castello di Agli\u00e8 \u00e8 stato impreziosito da gruppi scultorei raffiguranti affluenti del Po. Trasformato nel tempo, il suo impianto seicentesco \u00e8 ancora testimoniato dal giardino all\u2019italiana con siepe in bosso circondato da un giardino romantico ottocentesco con alberi centenari e da un Parco all\u2019inglese progettato dall\u2019Architetto Xavier Kurten, chiamato dai Savoia a risistemare anche il Parco del Castello di Racconigi. Una dimensione pi\u00f9 familiare caratterizzava invece i giardini di Palazzo Carignano: scomparsi con le trasformazioni e il raddoppio del Palazzo realizzato nell\u2019Ottocento, allietavano la quotidianit\u00e0 dei principi con le loro forme regolari e il profumo delle piante di limoni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La dimensione <em>green<\/em> del nostro patrimonio: architettura e paesaggio<\/strong><\/p>\n<p>Sulla sommit\u00e0 di colline o in ambiti di spiccato valore paesaggistico si inseriscono antiche emergenze architettoniche che da secoli contribuiscono alla storia e ai tratti identitari di luoghi e comunit\u00e0. Tali beni rappresentano delle autentiche eredit\u00e0 culturali, non solo per il loro valore artistico e simbolico, ma anche per il rapporto storico con il territorio e per la loro capacit\u00e0 di plasmare il paesaggio circostante. La Canonica di Santa Maria di Vezzolano, scrigno romanico della seconda met\u00e0 del XII secolo, ha conservato le caratteristiche di nucleo isolato in una conca di singolare bellezza che ha mantenuto nel tempo la sua vocazione agricola. Per contribuire alla conservazione dell\u2019ambiente rurale, in prossimit\u00e0 della Canonica sono stati realizzati tre frutteti con specie locali di alberi da frutta. Parallelamente all\u2019interno del complesso, oltre al giardino del chiostro recentemente restaurato con fiori e piante legate all\u2019antica simbologia religiosa, \u00e8 stato creato un frutteto con oltre cinquanta variet\u00e0 di mele antiche. Il Castello nobiliare trecentesco di Serralunga d\u2019Alba, posto sul crinale di un colle a dominio dell\u2019omonimo borgo e dei vigneti circostanti, all&#8217;interno di un territorio oggi patrimonio Unesco, ha mantenuto per secoli la sua funzione di presidio agricolo e il suo rapporto con l\u2019intorno produttivo. Il recente intervento, che ha ridisegnato &#8220;alla medioevale&#8221; i giardini, ha voluto sottolineare questo forte legame tra patrimonio storico-artistico e paesaggio rurale, inserendo nell\u2019impianto architetture verdi intervallate da spalliere di viti e peri, coltivazioni tipiche della zona e del panorama circostante. Il Forte di Gavi, fortezza &#8220;alla moderna&#8221; di tipo difensivo costruita su un preesistente\u00a0castello medievale, si colloca su una rocca che sovrasta l\u2019abitato, all\u2019interno di una riserva naturale protetta. La struttura, perfettamente integrata nel paesaggio circostante di cui \u00e8 simbolo, ha contribuito con la sua presenza a preservare nei secoli l\u2019integrit\u00e0 del circondario, in un contesto territoriale in cui zone boschive si alternano a suggestivi paesaggi collinari coltivati a vigneti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Il gusto barocco nel nostro patrimonio<\/strong><\/p>\n<p>Espressione di ricercato virtuosismo, il Barocco si caratterizz\u00f2 in Piemonte per gusti, colori e forme peculiari rispetto al resto d\u2019Italia. Nel corso del XVII secolo, il contesto torinese, sotto l\u2019egida della committenza sabauda, svilupp\u00f2 stilemi che in architettura dimostrarono di prediligere la purezza della materia e lo studio della forma, esaltati dall\u2019adozione del semplice mattone rosso. Emblema di tale cifra stilistica \u00e8 Palazzo Carignano, nato dal genio innovativo di Guardino Guarini, scelto da Emanuele Filiberto, detto il Muto, principe di Savoia-Carignano, per la realizzazione della sua nuova residenza. La sinuosa armonia della facciata in cotto e l\u2019andamento curvilineo dell\u2019atrio e dello scalone esprimono pienamente la particolare interpretazione dell\u2019estetica barocca che caratterizza l\u2019edificio, tra i pi\u00f9 noti capolavori della storia dell\u2019architettura. Per volont\u00e0 del principe, Guarini si occup\u00f2 di riplasmare anche il Castello di Racconigi, coinvolgendo Andr\u00e9 Le N\u00f4tre, il giardiniere del Re Sole, che progett\u00f2 un notevole giardino alla francese. Accanto a queste mirabili realizzazioni, il trionfo del gusto barocco fu sancito nel grandioso programma architettonico promosso dai Savoia con la \u201ccorona di delitiae\u201d, di cui restano importanti testimonianze nel patrimonio della Direzione regionale Musei. Dagli interventi di Filippo Juvarra a Villa della Regina, con nuove forme ed effetti scenografici, alla sistemazione dell\u2019imponente facciata del Castello di Moncalieri per inglobare le antiche torre medievali di pianta circolare tra due grandi torrioni quadrangolari, fino all\u2019eleganza asimmetrica della facciata del Castello di Agli\u00e8.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>L\u2019iconografia sabauda nelle nostre collezioni\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Non tutti sanno che la pi\u00f9 grande raccolta di iconografia sabauda esistente al mondo \u00e8 conservata presso il Castello di Racconigi, in provincia di Cuneo. Fu per volere del principe ereditario Umberto II, che tra il secondo decennio del Novecento e gli anni immediatamente precedenti il secondo conflitto mondiale, venne radunata presso l\u2019amata residenza extraurbana una raccolta composta di circa milleottocento manufatti provenienti da altre propriet\u00e0 sabaude e dal mercato antiquario. Molti di questi dipinti sono esposti nella Galleria dei Ritratti del Castello, nonch\u00e9 in altre sale e nei depositi. Alcuni di quei ritratti, quelli raffiguranti i principi a cavallo, provenivano dal Castello di Moncalieri, dove se ne conservano ancora sette, bench\u00e9 la serie sia stata suddivisa tra il Palazzo Reale di Torino e la Villa Reale di Monza, oltre alle opere portate al Castello di Racconigi. Una ricca collezione di ritrattistica sabauda \u00e8 inoltre quella seicentesca presente nella Sala degli Antenati del Castello di Agli\u00e8, residenza dove anche nella Galleria d\u2019Arte \u00e8 possibile ammirare busti in marmo con l\u2019effige di vari personaggi della dinastia e dipinti che illustrano alcuni dei pi\u00f9 importanti fatti storici legati alla casata. Un itinerario dedicato all\u2019iconografia sabauda prosegue, idealmente, a Villa della Regina, per contemplare ritratti sabaudi di artisti del Settecento e dell\u2019Ottocento, e passa anche da Palazzo Carignano dove al centro della splendida <em>boiserie<\/em> nell\u2019Appartamento di Mezzogiorno, campeggia il ritratto di Tommaso, capostipite della dinastia dei Savoia-Carignano, copia dal celebre dipinto di Antoon van Dyck oggi conservato alla Gem\u00e4ldegalerie di Berlino. Una traccia, infine, dei Savoia del Seicento si ritrova anche presso l\u2019Abbazia di Vezzolano, nella Sala degli Abati in cui sono affrescati gli stemmi di tre membri della famiglia: dopo la Pace di Cherasco (1631) quel territorio pass\u00f2 infatti sotto il dominio dei Savoia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La societ\u00e0 di corte: spazi, riti e rappresentazioni<\/strong><\/p>\n<p>Le residenze sabaude furono scenario di una magnificente societ\u00e0 di corte che, tra regole del cerimoniale e momenti dedicati allo svago, imponeva una rigida etichetta, non diversamente da quanto accadeva presso le pi\u00f9 prestigiose corti europee. Ogni evento, banchetto o festa, era scandito da rituali che si esprimevano in spazi ben definiti: l\u2019arrivo al seicentesco Palazzo dei Principi di Savoia-Carignano avveniva in carrozza tra lo stupore e la meraviglia delle forme barocche. L\u2019ospite, prima di giungere al cospetto dei principi e dei sovrani, percorreva scaloni monumentali dopo aver atteso in mirabili giardini che, come i palazzi, divennero una quinta scenografica per la rappresentazione e la celebrazione del potere. Andr\u00e9 Le N\u00f4tre, giardiniere di Versailles, progett\u00f2 per il Castello di Racconigi un grandioso giardino alla francese destinato allo svago e alla caccia. I grandi balli si tenevano nei saloni principali, tra cui ad esempio quello affrescato da Giovanni Paolo Recchi al Castello di Agli\u00e8 con le imprese di re Arduino, mentre i passatempi della corte si svolgevano nelle sale del trucco, come veniva chiamata nel Settecento l\u2019attuale Camera verso Levante di Villa della Regina per la presenza di un tavolo da gioco simile al biliardo, appunto il &#8220;Trucco&#8221;. Le udienze pubbliche si tenevano nelle camere del ricevimento, quelle dei ministri nei gabinetti di udienza. Un calendario rigidissimo prevedeva che al Castello di Racconigi i ministri avessero due soli incontri alla settimana con il re Carlo Alberto: ricevuti nel Gabinetto di Apollo, rispettavano il protocollo di corte secondo cui, nel presentarsi al re, dovevano fare tre inchini e, nel ritirarsi, camminare a ritroso. La conversazione serale delle dame avveniva nei salotti: sorseggiare un t\u00e8 nel Salotto della Regina Maria Adelaide nel Castello di Moncalieri significava immergersi in un maestoso scenario d\u2019ispirazione barocca sugellato da tappezzerie in seta, bronzi dorati, porcellane dipinte e intarsi lignei dell\u2019ebanista Gabriele Capello detto il Moncalvo. Infine le operazioni di vestizione e cura del corpo avvenivano nei gabinetti di toeletta, dove tuttora si possono ammirare, nella cornice di straordinari apparati decorativi, sfarzosi arredi in cui ricorrono specchiere, tavolini, sedie e poltrone a completamento di raffinate suppellettili.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Medioevo nel nostro patrimonio Torri, castelli e abbazie restituiscono l\u2019immagine di un Piemonte medievale attento agli orizzonti artistici e culturali d\u2019Oltralpe, ma anche capace di elaborazioni autonome destinate a fare scuola. 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