{"id":7457,"date":"2021-11-19T10:44:10","date_gmt":"2021-11-19T09:44:10","guid":{"rendered":"http:\/\/museipiemonte.cultura.gov.it\/?page_id=7457"},"modified":"2025-09-12T16:06:46","modified_gmt":"2025-09-12T14:06:46","slug":"art-bonus","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/museipiemonte.cultura.gov.it\/index.php\/art-bonus\/","title":{"rendered":"Art bonus"},"content":{"rendered":"<p>Art bonus \u00e8 una misura agevolativa sotto forma di credito di imposta, introdotta dall&#8217;art.1 del D.L. 31 maggio 2014, n. 83, &#8220;Disposizioni urgenti per la tutela del patrimonio culturale, lo sviluppo della cultura e il rilancio del turismo&#8221;, convertito con modificazioni in Legge n. 106 del 29 luglio 2014 e s.m.i., per favorire le erogazioni liberali in denaro a sostegno della cultura e dello spettacolo.<br \/>\nGrazie ad Art bonus chi effettua erogazioni liberali in denaro per il sostegno della cultura, pu\u00f2 godere cos\u00ec di importanti benefici fiscali sotto forma di credito di imposta.<br \/>\nAl donatore (persona fisica o giuridica) \u00e8 riconosciuto un credito di imposta pari al 65% dell\u2019erogazione liberale a sostegno del patrimonio culturale.<br \/>\nTutte le informazioni su Art bonus al sito: <a href=\"https:\/\/artbonus.gov.it\/\" target=\"_blank\">https:\/\/artbonus.gov.it\/<\/a><br \/>\nDiventa anche tu un mecenate della cultura contribuendo a sostenere le attivit\u00e0 della Direzione regionale Musei Piemonte con Art bonus. Il tuo aiuto pu\u00f2 concorrere a realizzare attivit\u00e0 di restauro, riallestimento e valorizzazione di ambienti e collezioni, restituendo cos\u00ec al pubblico segmenti significativi del patrimonio gestito.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>GLI INTERVENTI IN CORSO<\/p>\n<p><strong>Castello di Racconigi<\/strong><br \/>\n<strong> Allestimento del percorso di visita dell&#8217;Armeria<br \/>\n<\/strong><br \/>\nPER SOSTENERE L\u2019INIZIATIVA: <a href=\"https:\/\/artbonus.gov.it\/958-castello-di-racconigi.html\" target=\"_blank\">https:\/\/artbonus.gov.it\/958-castello-di-racconigi.html<\/a><\/p>\n<p>Il progetto di allestimento interessa cinque ambienti dell\u2019ala di levante al Piano terreno del Castello, costruiti durante il periodo carloalbertino, in parte ancora caratterizzati da decorazioni e arredi originari. Insieme ad altri spazi attigui, a partire dagli anni Quaranta del Novecento questi locali furono adibiti a deposito della raccolta dell\u2019Armeria, composta da circa 500 pezzi tra armi e manufatti etnografici. Si tratta di uno dei pi\u00f9 sorprendenti nuclei del patrimonio nascosto all\u2019interno della residenza, esito del collezionismo degli ultimi due re d\u2019Italia, Vittorio Emanuele III e Umberto II.<br \/>\nIl piano di ordinamento \u00e8 finalizzato a esporre una selezione rappresentativa dei manufatti della raccolta, ripercorrendo l\u2019identit\u00e0 e la stratificazione degli usi e dei significati attribuiti nel corso del tempo a oggetti e spazi. La galleria presenter\u00e0 al pubblico i tre macro-ambiti culturali che compongono la raccolta (africano, ottomano ed Estremo Oriente), mentre gli ambienti successivi offriranno approfondimenti attraverso temi legati ai contesti di produzione e ricezione degli oggetti, come quelli del viaggio e del dono che ne costituiscono il denominatore comune, e saranno inclusi anche alcuni album fotografici e volumi a stampa dalla biblioteca di Umberto II.<br \/>\nLa progettazione museografica sar\u00e0 sviluppata nel rispetto degli spazi e delle loro destinazioni d\u2019uso originarie ed \u00e8 previsto l\u2019impiego di strutture espositive e l\u2019adozione di soluzioni illuminotecniche che ne consentano la piena leggibilit\u00e0. Al contempo, considerata la specificit\u00e0 delle raccolte interessate, sar\u00e0 prestata particolare attenzione al miglioramento dell\u2019accessibilit\u00e0 cognitiva e sensoriale.<br \/>\nLa realizzazione di questo allestimento costituisce la tappa decisiva di un pi\u00f9 ampio progetto di scoperta, cura, comprensione e valorizzazione dei locali e delle raccolte dell\u2019Armeria avviato nel 2019, nel cui ambito sono stati realizzati il riordino del patrimonio conservato, la rifunzionalizzazione dei locali e il restauro dei manufatti.<br \/>\nDiventer\u00e0 cos\u00ec accessibile un corpus di beni inedito, con l\u2019opportunit\u00e0 di implementare e diversificare l\u2019offerta museale, arricchire l\u2019esperienza dei visitatori e favorire anche lo sviluppo di eventi per la cittadinanza e l\u2019integrazione culturale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Palazzo Carignano<\/strong><br \/>\n<strong> riSCOPRIRE Dante a Palazzo Carignano. Restauro e valorizzazione dello Studiolo<br \/>\n<\/strong><br \/>\nPER SOSTENERE L\u2019INIZIATIVA: <a href=\"https:\/\/artbonus.gov.it\/958-palazzo-carignano.html#stato-intervento-6028\" target=\"_blank\">https:\/\/artbonus.gov.it\/958-palazzo-carignano.html#stato-intervento-6028<\/a><\/p>\n<p>Il progetto intende restituire alla fruizione del pubblico il cosiddetto Studiolo di Dante, un ambiente inedito dell\u2019Appartamento di Mezzogiorno, adiacente al percorso di visita. Quando, all\u2019inizio degli anni Trenta dell\u2019Ottocento, Carlo Alberto di Savoia-Carignano, re di Sardegna dal 1831, decise di cedere al Demanio Palazzo Carignano, il celebre edificio costruito su progetto di Guarino Guarini modific\u00f2 la sua originaria identit\u00e0 e da residenza privata assunse la connotazione di luogo per uffici pubblici. Scelto quale sede del Parlamento Subalpino nel 1848, dell\u2019aula provvisoria del Parlamento Italiano nel 1861 occupando il cortile interno, e successivamente della mai utilizzata aula del nuovo Parlamento nazionale, Palazzo Carignano divenne infatti emblema del nuovo Stato. Proprio nel 1861, l\u2019anno della proclamazione dell\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia, il pittore Domenico Mossello fu chiamato a raffigurare l\u2019effige di Dante sulla volta di una piccola stanza, appunto lo Studiolo di Dante. Al centro della decorazione, tra puttini e infiorescenze, il busto del Sommo Poeta, rappresentato con il capo coronato di alloro accanto alle allegorie della fama e della letteratura, trionfa, dunque, quale simbolo dell\u2019identit\u00e0 nazionale, nella consapevolezza che l\u2019identit\u00e0 culturale si era realizzata in Italia ancor prima di quella politica e istituzionale.<br \/>\nAttualmente lo Studiolo \u00e8 in parte gravemente compromesso da problemi di umidit\u00e0 ed \u00e8 pertanto previsto un intervento di restauro complessivo, finalizzato a raggiungere l\u2019importante obiettivo di inserire questo spazio nel percorso di visita, nella prospettiva di mettere in relazione i diversi ambienti e la loro stratificazione storica e culturale, valorizzando la complementariet\u00e0 delle molteplici anime che concorrono a restituire l\u2019identit\u00e0 del Palazzo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Castello di Moncalieri<\/strong><br \/>\n<strong>Intervento di restauro di un set da camino con cineserie<\/strong><\/p>\n<p>PER SOSTENERE L\u2019INIZIATIVA: <a href=\"https:\/\/artbonus.gov.it\/958-castello-di-moncalieri.html\" target=\"_blank\">https:\/\/artbonus.gov.it\/958-castello-di-moncalieri.html<\/a><\/p>\n<p>Il progetto \u00e8 finalizzato al restauro di un soffietto e uno scopino (o spazzolino) facenti parte di un servizio da fuoco (set da camino) formato da pezzi non omogenei, la cui presenza al Castello di Moncalieri \u00e8 documentata dagli inventari del 1880 e del 1908. I due manufatti presentano uno stato di conservazione mediocre che ne compromette la lettura e preclude l\u2019opportunit\u00e0 di apprezzare le pregevoli peculiarit\u00e0 che caratterizzano soprattutto il soffietto. Quest\u2019ultimo si articola in due facce a fondo nero: una mostra una scena con personaggi, imbarcazioni, architetture e vegetazione ispirata al mondo orientale, anche con preziosi intarsi in madreperla, mentre l\u2019altra un motivo decorativo a volute dorate.<br \/>\nGli oggetti rientrano in quel gusto per le cineserie che fu in voga presso la corte sabauda sin dal terzo decennio del Settecento, quando Pietro Massa, specializzato in \u201cpitture alla cinese\u201d, inizi\u00f2 a lavorare nei reali palazzi su committenza di Carlo Emanuele III. Tuttora Villa della Regina e Palazzo Reale a Torino, oltrech\u00e9 le residenze extraurbane di Agli\u00e8, Stupinigi, Racconigi, e Moncalieri, mantengono, nelle architetture e negli arredi, ricche testimonianze del gusto l\u2019Oriente che pervase la cultura dell\u2019epoca.<br \/>\nL&#8217;intervento di restauro potr\u00e0 quindi restituire una nuova lettura ai due manufatti, mirando a rimuovere e attenuare le alterazioni osservate, anche nella prospettiva di una nuova valorizzazione all&#8217;interno del percorso di visita. Inoltre saranno effettuate indagini non invasive per approfondire la conoscenza della tecnica di esecuzione e dei materiali utilizzati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Castello di Agli\u00e8<\/strong><br \/>\n<strong>Recupero e valorizzazione dell\u2019appartamento adiacente la Galleria alle Tribune<\/strong><\/p>\n<p>PER SOSTENERE L&#8217;INIZIATIVA:\u00a0<a href=\"https:\/\/artbonus.gov.it\/958-complesso-monumentale-del-castello-ducale,-del-giardino-e-parco-di-agli%C3%A8.html\" target=\"_blank\">https:\/\/artbonus.gov.it\/958-complesso-monumentale-del-castello-ducale,-del-giardino-e-parco-di-agli%C3%A8.html<\/a><\/p>\n<p>A cento anni dalla scomparsa del pittore Cipriano Cei (1864-1922), del quale \u00e8 conservato all&#8217;interno della residenza il ritratto dei figli del duca Tomaso di Savoia-Genova, il Castello di Agli\u00e8 si prepara a ricevere alcuni dipinti dell&#8217;artista e oggetti appartenuti allo stesso grazie alla donazione dei suoi eredi.<br \/>\nL\u2019occasione offre l\u2019opportunit\u00e0 di aprire al pubblico un piccolo spazio del Castello conosciuto negli inventari del 1943 come \u201cappartamento della Dama d\u2019onore\u201d e adiacente alla gi\u00e0 nota Galleria alle Tribune.<br \/>\nIl piccolo appartamento, che necessita di alcuni interventi di manutenzione e adeguamento per le nuove finalit\u00e0 di allestimento, potr\u00e0 cos\u00ec essere inserito all\u2019interno del percorso di visita, ampliandone l\u2019offerta e valorizzando nuovi spazi oggi non visibili al pubblico.<br \/>\nIl recupero di questi ambienti costituir\u00e0 la prima tappa di un programma di attivit\u00e0 per valorizzare la figura del pittore del pittore biellese a partire dalla primavera 2023.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Villa della Regina<\/strong><br \/>\n<strong>Efficientamento energetico dei sistemi impiantistici &#8211; Costruzione nuovo edificio per servizi museali<\/strong><\/p>\n<p>PER SOSTENERE L&#8217;INIZIATIVA:\u00a0<a href=\"https:\/\/artbonus.gov.it\/958-villa-della-regina.html\" target=\"_blank\">https:\/\/artbonus.gov.it\/958-villa-della-regina.html<\/a><\/p>\n<p>Il complesso di Villa della Regina \u00e8 costituito da due fabbricati: la Villa, di cui attualmente \u00e8 climatizzato il piano seminterrato ed il piano nobile, a cui si aggiunge un piccolo edificio a servizi igienici per il pubblico; il piano secondo attualmente non \u00e8 climatizzato ma esiste un circuito di riscaldamento \/raffrescamento predisposto che parte dalla centrale termica; Il fabbricato di nuovo impianto che ospita la centrale termica a metano, la centrale frigorifera, il gruppo elettrogeno diesel, locali quadri elettrici.<br \/>\nQuest\u2019ultimo nuovo edificio, ad un solo piano, necessita di interventi di riqualificazione ambientale ed architettonica finalizzati a ripristinare gli antichi volumi della orangerie che occupava, in allineamento, l\u2019edificio Chiablese andato distrutto. Il progetto si concentra sostanzialmente nell\u2019area in cui sorgeva lo scomparso edificio settecentesco, occupandone per intero la superficie e rispettandone i limiti perimetrali antichi. Il nuovo volume edilizio costituisce infatti la parte predominante e di maggiore impegno architettonico dell\u2019intero intervento, quella che maggiormente caratterizza il nuovo assetto paesaggistico del luogo e per il quale risulta indispensabile dare sostanza ad un progetto coerente con la storia del luogo e la cultura del nostro tempo.<br \/>\nIl fabbricato si eleva ad un piano fuori terra e si caratterizza da una copertura piana praticabile atta ad ampliare gli spazi ad uso pubblico destinati all\u2019estensione degli spazi di accoglienza posti all\u2019interno della manica.<br \/>\nL\u2019involucro perimetrale esterno assume una particolare rilevanza architettonica e di contenimento energetico ai fini bioclimatici. I fronti verso il parterre e verso Torino sono costituiti da un involucro vetrato con serramenti in lega di ottone brunito, vetri camera a bassa emissivit\u00e0, in parte semi riflettenti.<br \/>\nCompleta l\u2019impianto architettonico dell\u2019involucro esteriore del nuovo edificio la copertura terrazzata, agibile dal pubblico. La superficie libera della copertura, parzialmente ricoperta da un giardino pensile, sar\u00e0 lasciato libero cos\u00ec da ospitare differenti allestimenti o utilizzabile dal sottostante ristorante come spettacolare luogo di eventi e buffet.<br \/>\nL\u2019accesso alla terrazza di copertura sar\u00e0 garantito anche dall\u2019esterno, da coloro che accedono o provengono dai percorsi di visita dei giardini monumentali mediante il percorso superiore esterno alle gallerie secentesche che collegano il piano aulico di Villa della Regina con l\u2019esedra del padiglione belvedere della Rotonda Nord, contrapposto a quello dei Solinghi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Castello di Moncalieri<\/strong><br \/>\n<strong> Restauro di un paravento della Camera da letto della Regina<\/strong><\/p>\n<p>PER SOSTENERE L\u2019INIZIATIVA:\u00a0<a href=\"https:\/\/artbonus.gov.it\/958-castello-di-moncalieri.html\" target=\"_blank\">https:\/\/artbonus.gov.it\/958-castello-di-moncalieri.html<\/a><\/p>\n<p>\u00c8 uno degli oggetti che si trovavano nell\u2019Appartamento di Vittorio Emanuele II e Maria Adelaide, interessato dall\u2019incendio che ha coinvolto il torrione est del Castello di Moncalieri nel 2008. A quindici anni dall\u2019incendio e dopo gli interventi di messa in sicurezza, restauro e recupero di ambienti e parte degli arredi si intende restaurare anche questo manufatto, finora conservato nei depositi, per restituirlo alla fruizione. Si tratta di un paravento proveniente dalla Camera da letto della Regina, composto da una struttura interna in telaio di legno, un tessuto di supporto in tela di cotone beige, un tessuto principale in broccatello di cotone con orditi beige e trame rosse e una passamaneria in cotone rossa. Tutti gli elementi tessili sono applicati alla struttura lignea mediante chiodi e borchie in ottone. Il tessuto principale in broccatello \u00e8 caratterizzato da motivi decorativi a medaglioni con fiori e foglie.<br \/>\nL\u2019oggetto reca tracce dell\u2019incendio o del suo spegnimento e necessita di un apposito intervento per essere recuperato. Sulle superfici tessili sono infatti presenti ingenti depositi di particellato coerente fortemente penetrato nelle fibre, oltrech\u00e9 macchie e gore. Il broccatello e la tela di cotone del paravento sono invece interessati da ampie lacune e lacerazioni. Mancanze consistenti di orditi creano diffuse slegature di trame da cui \u00e8 possibile vedere l\u2019imbottitura interna dei gradini della scaletta.<br \/>\nL\u2019intervento prevede, per le parti tessili, una fase di pulitura finalizzata alla rimozione del particellato coerente e dei depositi presenti sulle fibre e all\u2019attenuazione delle gore, a cui seguir\u00e0 una fase di consolidamento ad ago.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Castello di Racconigi<\/strong><br \/>\n<strong> Manutenzione straordinaria del Parco<\/strong><\/p>\n<p>PER SOSTENERE L\u2019INIZIATIVA:\u00a0<a href=\"https:\/\/artbonus.gov.it\/958-castello-di-racconigi.html\" target=\"_blank\">https:\/\/artbonus.gov.it\/958-castello-di-racconigi.html<\/a><\/p>\n<p>Il progetto \u00e8 finalizzato alla manutenzione straordinaria del parco storico, il secondo in Italia per ampiezza (180 ha.) e uno dei parchi all&#8217;inglese pi\u00f9 importanti d&#8217;Europa.<br \/>\nL&#8217;obiettivo \u00e8 riportarlo a luogo di benessere e bellezza secondo il modello voluto da Carlo Alberto di Savoia, re di Sardegna dal 1831, seguendo la moda dei giardini all&#8217;inglese, apparentemente naturali e in realt\u00e0 artefatti, con un grande lago artificiale e tre isole, un sistema di canali, ponti, dighe, caditoie, di grande ingegno tecnico, con filari irregolari di piante di alto fusto, boschetti artificiali, grandi prati e cannocchiali visivi; non solo luogo di diletto, ma anche di colture agrarie e allevamenti sperimentali, modello per l&#8217;innovazione del territorio.<br \/>\nPremiato nel 2010 come Parco pi\u00f9 bello d\u2019Italia, dopo il restauro condotto dalla Soprintendenza dal 1995 al 2010, il Parco necessit\u00e0 di particolare attenzione, tenendo conto anche del risparmio di risorse naturali e della biodiversit\u00e0. A causa della carenza di fondi e della vetust\u00e0 delle piante (180-200 anni) vi sono ampie zone pericolose che non permettono l\u2019apertura al pubblico. Urgono interventi straordinari e, pertanto, si sta avviando un approccio sistematico articolato principalmente nelle seguenti azioni: incarico pluriennale per il censimento delle piante pericolose, il monitoraggio costante e il rinnovo della vegetazione vetusta; restauro, con fondi PNRR (\u20ac 2.000.000,00), del \u201cGiardino dei Principini\u201d e di parti del sistema delle acque; collaborazione con il Politecnico di Torino per uno studio mirato alla conservazione programmata e alla manutenzione del sistema delle acque, prevedendo il recupero di pozzi.<\/p>\n<p>Occorre un piano triennale (costo annuo \u20ac 200.000,00 tema di questo progetto) di interventi straordinari su parco e infrastrutture, per poi conservarne i risultati con la cura ordinaria. Sulla scorta dei piani di attivit\u00e0 dei primi anni 2000 \u00e8 stato programmato il lavoro di recupero del parco e delle infrastrutture con la collaborazione di un architetto paesaggista:<br \/>\n&#8211; manutenzione sponde del lago e navigli (6 km) per tratti, con interventi nelle diverse zone ogni mese per tutto l\u2019anno<br \/>\n&#8211; manutenzione straordinaria di piazzali e strade articolata sull&#8217;intero anno, fatta eccezione eventualmente per i mesi pi\u00f9 freddi<br \/>\n&#8211; manutenzione straordinaria degli 8 ponti con balaustre e arredi vari (panche in pietra, sedie e tavolini in ferro, pavimentazioni in ciottoli)<br \/>\n&#8211; manutenzione straordinaria di siepi, boschetti di bosso e arbusti da fiore<br \/>\n&#8211; manutenzione straordinaria dei mezzi e dell&#8217;attrezzatura in dotazione<br \/>\n&#8211; propagazione delle collezioni botaniche del parco e dei giardini<br \/>\n&#8211; incontri periodici con stakeholder e comunit\u00e0 per illustrare le tappe del progetto, conferenze stampa o comunicati stampa<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Tre residenze sabaude Unesco: Palazzo Carignano &#8211; Villa della Regina &#8211; Parco del Castello di Racconigi<\/strong><br \/>\n<strong>Interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali pubblici<\/strong><\/p>\n<p>PER SOSTENERE L&#8217;INIZIATIVA: <a href=\"https:\/\/artbonus.gov.it\/958-palazzo-carignano,-villa-della-regina,-parco-del-castello-di-racconigi.html\" target=\"_blank\">https:\/\/artbonus.gov.it\/958-palazzo-carignano,-villa-della-regina,-parco-del-castello-di-racconigi.html<\/a><\/p>\n<p><strong>Dalla conservazione della memoria allo sviluppo sostenibile<\/strong><\/p>\n<p><strong>Palazzo Carignano<\/strong>, capolavoro barocco giocato sull\u2019alternanza di forme concave e convesse, iniziato nel 1679, fu commissionato da Emanuele Filiberto Savoia Carignano a Guarino Guarini. Morto Carlo Felice ed estintasi la dinastia principale, nel 1831 Carlo Alberto Savoia Carignano, divenuto re, si trasfer\u00ec a Palazzo Reale cedendo il Palazzo al Demanio per le istituzioni del nuovo stato. Il salone delle feste ospit\u00f2 il Consiglio di Stato e dal 1848 il Parlamento Subalpino. Dopo la II guerra d\u2019Indipendenza (1859) si decise di ampliare il Palazzo per ospitare il parlamento del nuovo stato. Iniziato a fine 1863, su progetto di Domenico Ferri che prevedeva il raddoppio del palazzo, mantenendo i prospetti in cotto, a cui fu aggiunta una grande facciata neoclassica, fu realizzato in gran fretta, ragione probabile della sua fragilit\u00e0. Durante la costruzione, nel settembre 1864, fu deciso il trasferimento della capitale.<br \/>\n<strong>Villa della Regina<\/strong>, con il suo giardino all\u2019italiana ispirato ai modelli di primo Seicento delle ville romane ove domina l\u2019acqua, posta in una conca panoramica, sfrutta l\u2019esistenza di sorgenti utili al sistema idraulico delle fontane. A monte della Villa, al centro del Giardino ad anfiteatro nel complesso del Belvedere l\u2019acqua scorre dalle sorgenti alle fontane, dal Ninfeo del Mascherone attraverso la cascatella della Naiade, su una larga scalinata fino alla \u201cGrotta del Re Selvaggio\u201d. Poi riprende con la Fontana della Sirena e si ferma nel Grand Rondeau. Questa linea compositiva articolata, costruita ad arte, con mascheroni, cascatelle, bacini e statue, costituisce il Teatro d\u2019Acque seicentesco di Villa della Regina di cui si propone la conservazione programmata dell\u2019impianto idraulico.<br \/>\nIl parco del <strong>Castello di Racconigi<\/strong> fu progettato per Carlo Alberto dal 1820 dal giardiniere tedesco Xavier Kurten mentre Pelagio Palagi riallestiva gli interni del castello. Kurten sfrutta l\u2019acqua che da una bealera entrava da sud ovest nel muro di cinta creando, con un grande movimento di terra, un sistema di acque di 12 ettari con un grande lago, il sistema dei navigli intorno e due isole, ponti, dighe, cascate, una darsena e il molo. L\u2019acqua circolava risalendo dal fondo del lago alla presa del canale fugatore nel cuore del parco, formando la terza isola \u201cdella Torre\u201d, creando scorci pittoreschi dovuti al suo scorrere in canali e specchi sinuosi; intorno disegna praterie alternate a boschetti di arbusti, a boschi con alti fusti dall\u2019andamento curvilineo. Al confine nord ovest \u00e8 costruita dal 1834 la cascina neogotica della Margaria e poi le serre per innovativi progetti di allevamento e agricoltura, e intorno frutteti con pomi, peri, albicocchi. Per l\u2019irrigazione si realizzano diversi acquedotti con paratie e chiuse metalliche in diverse posizioni.<\/p>\n<p>Ai restauri delle facciate di <strong>Palazzo Carignano<\/strong> (2005-2006) sono seguite varie cadute di materiale. Nel 2011: cantiere somma urgenza su prospetti laterali esterni e facciata dell\u2019800; 2017: cantiere urgente lati del cortile; febbraio 2021: intervento urgente sul lato cortile sud; agosto 2021: caduta di frammento lapideo, sfiorata una passante. Segue altro cantiere di somma urgenza con cestello e verifica e rimozione parti pericolanti. Gli interventi del 2021 forniscono primi dati sul legame fra lo stato di conservazione di tetti e lattoneria e quello delle facciate, interessate e danneggiate dal percolare irregolare delle acque piovane. Vulnerabilit\u00e0 dovute specie a limiti tecnici dell\u2019apparato decorativo ottocentesco. Urge mappare le vulnerabilit\u00e0 e costruire un piano di conservazione che preveda manutenzione annuale per prevenire danni e pericolo.<br \/>\nA <strong>Villa della Regina<\/strong> nel 1986 fontane e zampilli erano non funzionanti. I 4 secoli di utilizzo di Villa della Regina hanno causato diverse trasformazioni alla morfologia del sito, fabbricati e al sistema idrico e delle fontane. Dopo i restauri filologici delle componenti originarie e degli elementi lapidei (non metallici) del 2003-2004, tra 2005 e 2010 l\u2019asse del belvedere si \u00e8 conservato con manutenzioni impiantistiche continuative e controlli annuali. Dal 2012 al 2022: interventi sporadici di manutenzione ordinaria A fine 2022 \u00e8 stato dato l\u2019incarico per una ricerca documentaria sull\u2019evoluzione storico-compositiva del sistema delle acque e sull\u2019attuale stato di consistenza<br \/>\nIl sistema delle acque del <strong>Castello di Racconigi<\/strong> nel 1980 era in totale degrado: profili alterati di lago e canali, fondali rialzati per accumulo materiale decomposto, atrofizzazione acque. Si erano accumulati 80 cm di limo sul fondo, le acque stagnanti avevano favorito le infestanti. Il progetto di ripristino del sistema si \u00e8 valso della consulenza del Dipartimento di Ingegneria del Territorio dell\u2019Ambiente del Poli di Torino e del Dipartimento di idraulica di Mondov\u00ec. I restauri, dopo 17 anni, necessitano della manutenzione programmata al canale immissario, un articolato manufatto ipogeo in laterizio con salti di quota e vasche di sedimentazione utili a garantire portata e qualit\u00e0 dell\u2019acqua e alimentare correttamente lago e navigli. I recenti deficit idrici, sempre pi\u00f9 siccitosi, minano la conservazione dell\u2019intero parco, che ha nel lago una riserva idrica di vitale importanza. Il canale, colmo di limi e rifiuti, \u00e8 in stato di vulnerabilit\u00e0 e fragilit\u00e0. Urge un metodo di intervento con indagini diagnostiche e da reiterare su ulteriori elementi del sistema idraulico del parco, come il canale fugatore, indispensabile per l\u2019ottimale funzionamento del sistema e per salvaguardare il parco con una gestione sostenibile delle scarse risorse idriche. A febbraio 2023, avvio collaborazione col Politecnico per studiare lo stato di consistenza del sistema.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Castello di Racconigi<\/strong><br \/>\n<strong>RESTAURARE LA LUCE. Conservazione e valorizzazione delle vetrate neogotiche delle Margarie<\/strong><\/p>\n<p>PER SOSTENERE L\u2019INIZIATIVA:\u00a0<a href=\"https:\/\/artbonus.gov.it\/958-castello-di-racconigi.html\" target=\"_blank\">https:\/\/artbonus.gov.it\/958-castello-di-racconigi.html<\/a><\/p>\n<p>La proposta prende in esame i due spazi aulici del complesso delle Margarie, situato al fondo del parco del Castello di Racconigi: la cappella del Beato Alberto e il reposoir della Regina. Il complesso della Margaria (Ernesto Melano, Pelagio Palagi, 1834-1843) e delle Serre (Carlo Sada, 1844-1848), che si staglia al fondo del parco del Castello di Racconigi, rappresenta uno degli esempi pi\u00f9 alti e raffinati del neogotico italiano e internazionale. Disegnata come un castello neogotico \u201ca uso cascina\u201d, nell\u2019Ottocento.<br \/>\nLa Cappella del Beato Alberto\u00a0\u00e8 decorata con stucchi, stipiti ornati, cornici e costoloni che dividono la volta in otto campi. Alla sua decorazione lavor\u00f2 il pittore Francesco Gonin. La vetrata della cappella fu eseguita nel 1844, su modelli preparatori del Bellosio (perduti) raffiguranti le storie del Beato Alberto, da Pietro Bagatti Valsecchi, miniaturista e pittore su vetro milanese. La cimasa della vetrata, con la Vergine, il Bambino e angeli,\u00a0fu invece affidata a Giovanni Bertini. La vetrata fu esposta a Brera nel 1844, prima di essere collocata sulla parete della cappella dove si trova tutt&#8217;ora.<br \/>\nIl Reposoir della Regina \u00e8 situato nella torre angolare di levante e fu come uno splendido salottino di sosta per la regina Maria Teresa, risolto all&#8217;interno in un luminoso gotico fiorito tra intrecci di nervature vegetali sullo sfondo di un cielo popolato da putti e angioletti. L&#8217;ambiente \u00e8 caratterizzato dall&#8217;inserimento di \u201cfinestroni con vetri dipinti a fuoco\u201d secondo un sistema di vetrate realizzate da Pietro Bagatti Valsecchi. Le vetrate del reposoir rappresentano anche una importante testimonianza storica, per via di una serie di ritrattini, tra cui quello del Palagi \u201ccon gran cravatta, fronte spaziosa e capelli arruffati.<br \/>\nLo stato di conservazione delle vetrate, finora mai affrontate dal punto di vista conservativo, si presenta mediocre e richiede pertanto un intervento di manutenzione straordinaria. L&#8217;attivit\u00e0 conservativa si rende indispensabile e urgente sia per contrastare la progressione dei fenomeni di degrado, principalmente dovuti alle lesioni presenti, sia per garantire la conservazione dei beni e un adeguato livello di sicurezza agli ambienti nel collegamento tra spazi interni ed esterni.<br \/>\nLa proposta e le attivit\u00e0 di valorizzazione correlate mirano a promuovere la conoscenza e la cura di un patrimonio attualmente non accessibile al pubblico e migliorare l\u2019esperienza fruitiva dei visitatori e della comunit\u00e0 locale, con particolare attenzione alle persone con disabilit\u00e0 cognitiva.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Castello di Racconigi<\/strong><br \/>\n<strong>LA BELLA STAGIONE ALLA MARGARIA. Arte, storia e natura nel Parco del Castello di Racconigi<\/strong><\/p>\n<p>PER SOSTENERE L\u2019INIZIATIVA:\u00a0<a href=\"https:\/\/artbonus.gov.it\/958-castello-di-racconigi.html\" target=\"_blank\">https:\/\/artbonus.gov.it\/958-castello-di-racconigi.html<\/a><\/p>\n<p>Il complesso della Margaria (1834-1843), che si staglia al fondo del Parco del Castello di Racconigi, rappresenta uno degli esempi pi\u00f9 alti e raffinati del neogotico italiano e internazionale. Disegnato da Pelagio Palagi come un castello neogotico \u201ca uso cascina\u201d, nell\u2019Ottocento fu non solo luogo legato alla vita privata del re Carlo Alberto di Savoia-Carignano, ma anche una modernissima azienda agricola. Oltre agli appartamenti dei maestri giardinieri e dei direttori del parco, agli alloggi delle maestranze, alle scuderie, alle stalle, alla citroniera e ai magazzini, alcune aree dell\u2019edificio furono progettate per poter accogliere\u00a0la famiglia reale\u00a0su espressa volont\u00e0 del sovrano: la Cappella del Beato Alberto di Savoia nell&#8217;angolo settentrionale della manica est e il Reposoir della Regina nella torre angolare di levante. Come scenografica chiusura del cortile della Margaria verso nord,\u00a0tra il\u00a01844 e il 1848 furono realizzate le Serre su progetto del milanese Carlo Sada, architetto al seguito di Palagi, che si ispir\u00f2 ad analoghe costruzioni inglesi e francesi dell\u2019epoca. Sui lati est e ovest della Margaria si trovava invece il Giardino dei Principini, una porzione recintata del parco prevista per proteggere il ricco frutteto adiacente alla serra, le colture floreali e un\u2019area di svago e piacere, destinata ai soggiorni estivi dei reali. La presenza del giardino,\u00a0su disegno del tedesco Xavier Kurten, \u00e8 attestata gi\u00e0 nel 1839, ma furono\u00a0le successive trasformazioni operate dai fratelli racconigesi Marcellino e Giuseppe Roda nella seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento a portare alla ripartizione e alle forme sintetizzate e semplificate \u2013 anche per ragioni di manutenzione \u2013 definite in un progetto di assestamento del 1889.<br \/>\nL&#8217;iniziativa promossa\u00a0\u00e8\u00a0declinata in diverse attivit\u00e0 da svolgersi nel complesso della Margaria, delle Serre Reali e del Giardino dei Principini, all&#8217;interno del Parco del Castello di Racconigi, un&#8217;area nata con una vocazione produttiva e oggi ordinariamente non aperta ai visitatori. Le attivit\u00e0 (visite guidate, laboratori ludico-didattici, spettacoli teatrali, attivit\u00e0 di outdoor e benessere) sono rivolte a diverse fasce di pubblico a piccoli gruppi (max. 25 persone) e specificamente indirizzate all\u2019accessibilit\u00e0 universale, fisica e cognitiva, anche attraverso l\u2019implementazione di appositi strumenti complementari.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Castello di\u00a0Agli\u00e8<\/strong><br \/>\n<strong>RICORDI DI VIAGGIO \u2013 Restauro e recupero della collezione extraeuropea dei duchi di Genova<\/strong><\/p>\n<p>PER SOSTENERE L\u2019INIZIATIVA:\u00a0<a href=\"https:\/\/artbonus.gov.it\/958-complesso-monumentale-del-castello-ducale,-del-giardino-e-parco-di-agli%C3%A8.html\" target=\"_blank\">https:\/\/artbonus.gov.it\/958-complesso-monumentale-del-castello-ducale,-del-giardino-e-parco-di-agli%C3%A8.html<\/a><\/p>\n<p>Il Castello di Agli\u00e8, residenza sabauda, si caratterizza per essere un\u2019importante dimora di villeggiatura (casa-museo), immersa nella quieta campagna, capace di raccontare la storia dei protagonisti che l\u2019hanno abitata dal Seicento fino al Novecento. La variet\u00e0 e originalit\u00e0 del patrimonio di arredi e collezioni presenti spazia tra ambiti diversi: dalla quadreria settecentesca e ottocentesca alla ricca raccolta scultorea, dagli arredi ottocenteschi all&#8217;archeologia, fino alla collezione storica di mineralogia e ornitologia. Alla fine del XIX secolo,\u00a0al tempo dei duchi di Genova, e in primo luogo con Tomaso di Savoia, si registr\u00f2 l\u2019ingresso in Castello di raccolte extraeuropee, composte da manufatti \u201cesotici\u201d provenienti dalle terre visitate durante le campagne navali di circumnavigazione del globo. Anche i figli di Tomaso, e in special modo il primogenito, Ferdinando, principe di Udine, contribuirono a ingrandire ulteriormente questa raccolta di \u201cricordi\u201d e doni di viaggio. La raccolta, che comprende circa 200 manufatti proveniente da Africa, Siam, Cina, Giappone, Corea, America del Nord e del Sud e dalle terre dell\u2019Oceano Pacifico, costituisce un\u2019impareggiabile testimonianza delle culture dei territori dalle quali provengono e dei rapporti diplomatici\u00a0 instaurati con la dinastia sabauda.<br \/>\nL\u2019intervento qui proposto, finalizzato al restauro e alla fruizione di questa eccezionale raccolta,\u00a0consentir\u00e0 di preservare importanti testimonianze storico-artistiche utili a delineare la personalit\u00e0 degli ultimi due proprietari della residenza. In sinergia con l\u2019attivit\u00e0 di recupero e riallestimento degli ambienti aulici, al secondo piano nobile, gi\u00e0 oggetto di un finanziamento da parte del Ministero della cultura, sar\u00e0 possibile esporre, con un allestimento permanente da realizzare nel corso del 2025, le bellezze e la storia di oggetti tanto curiosi, offrendo un\u2019esperienza culturale improntata sui temi dell\u2019inclusione e dalla piena accessibilit\u00e0 del patrimonio, interagendo con le comunit\u00e0 di origine presenti sul territorio.<br \/>\nIl progetto intende perseguire la studio, la conservazione e la valorizzazione della raccolta extraeuropea presente all\u2019interno del Castello di Agli\u00e8 con la volont\u00e0 di aprire al pubblico segmenti di patrimonio attualmente non fruibili. Il progetto contribuir\u00e0, grazie al coinvolgimento di restauratori specializzati nei settori di competenza (fotografia, carta, legno, tessuti, metalli, lacche), al recupero e al ristabilimento di condizioni conservative ottimali idonee per la futura esposizione di questi manufatti. L\u2019intervento permetter\u00e0 anche di approfondire la conoscenza storica della raccolta e delle modalit\u00e0 di acquisizione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>PER L&#8217;IDEA.\u00a0Restauro e valorizzazione del dipinto di Angelo Garino<\/strong><\/p>\n<p>PER SOSTENERE L&#8217;INIZIATIVA:\u00a0<a href=\"https:\/\/artbonus.gov.it\/958-residenze-reali-sabaude-piemonte.html\" target=\"_blank\">https:\/\/artbonus.gov.it\/958-residenze-reali-sabaude-piemonte.html<\/a><\/p>\n<p>Il progetto intende restituire piena leggibilit\u00e0 al dipinto di Angelo Garino (Torino 1860 \u2013 Nizza, 1945) <em>Per l\u2019Idea (Presentazione del bozzetto di Leonardo Bistolfi per il Monumento al Principe Amedeo di Savoia, Duca d\u2019Aosta)<\/em>, 1892, inserito nel progetto di studio ed esposizione dal titolo <em>Destinazione museo. Nuove acquisizioni per le raccolte del territorio<\/em> (Castello di Racconigi, 27 settembre \u2013 2 novembre 2025).<br \/>\nIl dipinto, di ampie dimensioni, ritrae la presentazione ufficiale del bozzetto dello scultore simbolista Leonardo Bistolfi (1859-1933) al concorso promosso dalla Citt\u00e0 di Torino nel 1891 per la realizzazione del monumento equestre al Principe Amedeo di Savoia, Duca d\u2019Aosta. Bistolfi intitol\u00f2 il suo progetto <em>Per l\u2019Idea<\/em>, che era il motto con il quale lo scultore si presentava alla giuria del concorso. Il dipinto di Garino restituisce il clima vivace del concorso, cogliendo le pose e le reazioni del pubblico davanti al bozzetto con sguardo fotografico, di ispirazione impressionista, fungendo da <em>trait d\u2019union<\/em> tra gli spettatori e la scena rappresentata.<br \/>\nFratello maggiore del pittore Carlo, nel 1875 Angelo Garino entr\u00f2 nello stabilimento litografico dei fratelli Doyen e dal 1881 fu allievo di Pier Celestino Gilardi all\u2019Accademia Albertina di Torino. Fu un pittore di grandissimo livello, realizzando soprattutto dipinti dal vero in grado di accogliere il favore del pubblico e mostrando una spiccata sensibilit\u00e0 verso lo stile Liberty di inizio Novecento. In virt\u00f9 dell\u2019alta qualit\u00e0 artistica, nonch\u00e9 quale rilevante testimonianza del bozzetto bistolfiano scomparso e del dibattito tra conservatori e avanguardisti suscitato dal concorso torinese, l\u2019opera di Garino \u00e8 stata acquistata nel 2024 dal Ministero della cultura in favore del nostro Istituto e destinata al deposito presso il Museo Civico Gipsoteca Leonardo Bistolfi di Casale Monferrato, dove si conserva una fotografia storica del bozzetto e in cui l\u2019opera trover\u00e0 una sede espositiva adeguata mirando al contempo a rafforzare le connessioni tra istituti culturali del territorio.<br \/>\nAl momento dell\u2019acquisizione, il dipinto presentava sollevamenti della pellicola pittorica che hanno reso necessarie operazioni di messa in sicurezza per affrontare il trasporto. Le aree a rischio caduta di colore sono state protette mediante velinature a cura dello staff del Laboratorio di restauro delle Residenze reali sabaude. L\u2019intervento di restauro del dipinto, indispensabile per la sua futura esposizione, prevede il consolidamento della pellicola pittorica, il ritensionamento della tela mediante l\u2019applicazione di fasce perimetrali e l\u2019eventuale rifunzionalizzazione o sostituzione del telaio originario. Si proceder\u00e0 inoltre con una pulitura superficiale, seguita da interventi di integrazione pittorica e dalla verniciatura finale dell\u2019opera. Una volta completato il restauro, il dipinto verr\u00e0 montato in una nuova cornice, realizzata appositamente per valorizzarlo al meglio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Art bonus \u00e8 una misura agevolativa sotto forma di credito di imposta, introdotta dall&#8217;art.1 del D.L. 31 maggio 2014, n. 83, &#8220;Disposizioni urgenti per la tutela del patrimonio culturale, lo sviluppo della cultura e il [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-7457","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/museipiemonte.cultura.gov.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/7457","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/museipiemonte.cultura.gov.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/museipiemonte.cultura.gov.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/museipiemonte.cultura.gov.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/museipiemonte.cultura.gov.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=7457"}],"version-history":[{"count":20,"href":"https:\/\/museipiemonte.cultura.gov.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/7457\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13138,"href":"https:\/\/museipiemonte.cultura.gov.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/7457\/revisions\/13138"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/museipiemonte.cultura.gov.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=7457"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}