Castello di Agliè – Ricordi di viaggio. Dipinti dal Giappone al Castello di Agliè – dal 13 dicembre

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Rane musicanti che suonano tamburi, corvi, cortigiane con il parasole, donne allo specchio e uomini in volo su una mongolfiera riportati alla loro intensità originaria: al Castello di Agliè (TO) le Residenze reali sabaude restituiscono, dopo un importante intervento di restauro, un raro nucleo di 21 dipinti giapponesi ottocenteschi provenienti dalla collezione del duca Tomaso di Savoia-Genova e acquistati in Giappone durante il viaggio al comando della corvetta Vettor Pisani (1879-1881). L’allestimento, distribuito tra l’anticamera della Sala Cinese e la Sala Cinese, offre una lettura rinnovata della presenza dell’Oriente nella residenza sabauda e valorizza i kakemono su seta, mettendoli in dialogo con le armature da samurai del XVII secolo giunte ad Agliè tramite la medesima spedizione. Ricordi di viaggio. Dipinti dal Giappone al Castello di Agliè è un progetto che intreccia ricerca, conservazione e valorizzazione e, per la prima volta, permette di apprezzare l’intera collezione dopo il restauro. Completano l’esposizione, 28 vasi giapponesi da giardino in ceramica blu e bianca, acquistati a Yokohama nel 1880: antichi contenitori per bonsai originari soprattutto di Seto (provincia di Owari), già documentati negli inventari storici del Castello.

Le opere sono state oggetto di un articolato intervento di restauro a cura della Fondazione Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”, con il sostegno della Fondazione CRT – bando Cantieri Diffusi, erogato tramite Art Bonus, e il contributo del Ministero della cultura. L’intervento ha affrontato le criticità tipiche dei supporti orientali su montaggi occidentali, restituendo stabilità, leggibilità e qualità estetica a questo nucleo di dipinti rimasto a lungo arrotolato in deposito, che compare già nell’inventario del 1908, quando un corridoio del secondo piano fu denominato “Galleria detta del Giappone”, segno del radicamento della raccolta nella storia del Castello.

La maggior parte dei dipinti – disegni ad inchiostro ed acquerelli su carta – porta la firma del noto pittore Kawanabe Kyōsai (1831-1889), autore di scenette satiriche, popolate di animali, caricature e rappresentazioni di vita quotidiana con personaggi giapponesi e occidentali realizzati con sorprendente rapidità esecutiva. Alcuni kakemono e dipinti sono opere a quattro mani (gassaku) nati durante i conviviali seki-ga, performance pittoriche di “pittura seduta” di moda in Giappone tra Otto e Novecento. Kyōsai in particolare è ricordato per il suo talento e l’instancabile attività che lo rendeva capace di dipingere per ore e ore e i rotoli della collezione attestano proprio questa produzione per il segno rapido e impalpabile e il tono a tratti dissacrante. Tra i suoi soggetti più ricorrenti, il corvo, a cui lega la sua fama; rane musicanti raffigurate mentre suonano tamburi, saltellano con altri strumenti o si prendono gioco di un serpente e diventano, nel mondo fantastico di Kyōsai, una rappresentazione della società per il potenziale comico che le caratterizza. In altri lavori l’artista utilizza tratti caricaturali per rappresentare gli uomini: nasi che si allungano all’infinito su cui si arrampicano strane creature, gambe sottili che si tendono per arrivare a cogliere rigogliosi frutti di kaki, giocatori di dakyu vestiti all’occidentale che si contendono la palla. Si distinguono poi i soggetti legati al mondo naturale e botanico, secondo una tradizione antica e identitaria della produzione giapponese: folti e flessuosi rami di bambù, canne e orchidee, e poi scene di genere, dalla figura femminile allo specchio alla cortigiana con il parasole, dai pescatori agli uomini in volo su una mongolfiera, mezzo di trasporto osservato con curiosità dal mondo orientale.

I vasi, invece, sono caratterizzati dall’invetriatura dal vivido colore blu intenso (ruri) ottenuta aggiungendo alla vetrina trasparente dell’ossido di cobalto. Sul fondo blu sono realizzate decorazioni con motivi geometrici o rilievi figurati come medaglioni, ventagli o motivi vegetali come corolle di crisantemo, rami di pino, foglie di loto o di felce e uccelli. Queste decorazioni più complesse erano modellate separatamente e applicate sulla superficie ceramica non ancora cotta, secondo la tecnica haritsuke. Estremamente tridimensionali, spesso di colore bianco, contribuivano a creare effetti di grande impatto visivo, volti a simulare il volo di gru e passeri fukura tra boschetti di bambù sullo sfondo di un intenso cielo blu. Oltre a questa tipologia, nella collezione è presente un unico esemplare di grande vaso dipinto con paesaggio e gru in blu e azzurro.

Il nuovo allestimento è arricchito dalla pubblicazione Ricordi di viaggio. Dipinti dal Giappone al Castello di Agliè, a cura di Laura Gallo e Giuseppe Milazzo; il volume, che offre approfondimenti sulle collezioni e sull’intervento di restauro, è realizzato da Editris ed è disponibile per l’acquisto direttamente sul sito dell’editore: www.editris2000.it.

Oltre alla presentazione dei dipinti, sabato 13 dicembre, si inaugura anche la rinnovata Sala nuova, ripensata come spazio introduttivo al percorso museale. Il progetto comprende un nuovo impianto di illuminazione, pannelli grafici con una linea del tempo che ripercorre gli snodi fondamentali della storia del Castello e del Parco e un modello tattile tridimensionale dell’edificio che facilita l’orientamento dei visitatori. Nell’Ottocento la Sala nuova era destinata alle funzioni amministrative come Sala dell’Intendenza e conserva ancora oggi la volta originaria, il camino e una porta storica, valorizzati dal nuovo allestimento.

 

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